Che fare, cosa non rifare/ 22
Berlusconi governi, gli eredi si misurino fra loro
Al Cavaliere non resta che rompere l’assedio, evitare il traccheggio quotidiano, l’andamento lento consono a chi come lui vuole sempre accontentare tutti. Non basta di certo la nomina del bravo Alfano a segretario politico del Pdl, magari dotato di un qualche potere in più rispetto ai tre moschettieri che pure rimangono. No, queste sono robe di apparato, equilibrismi che all’elettorato sfuggito a queste municipali scivolano addosso come l’acqua o, peggio, rimangono incomprensibili e indigesti. di Giuseppe Cruciani, giornalista Leggi tutti gli interventi
16 AGO 20

Non mancano al premier gli strumenti per capire come avviare la successione, e insieme capire chi è maggiormente in grado di offrire una proposta politica moderata che vada da Trento alla Sicilia, ma una chiamata del proprio elettorato alla scelta del leader futuro mi sembra inevitabile, magari evitando gli errori commessi dall’altro schieramento, le primarie farsa e le risse napoletane. Lo scatto può essere anche questo: dire senza giri di parole che tra un anno, due anni, sarà un altro a guidare il centrodestra, e governare, governare, governare. Si giochi tutto su quattro, cinque cose che costringerebbero l’establishment a venirgli dietro: l’abolizione del valore legale del titolo di studio, riduzione del numero dei parlamentari, abolizione delle province, riduzione del peso e della burocrazia degli ordini professionali, provvedimenti concreti (e non fumo) per liberare dalla burocrazia le imprese.
Agisca, Berlusconi, e non sia rancoroso, non se la prenda di continuo con l’informazione canaglia e le frange di magistrati militanti, quella è roba che non si può cambiare e punto. Spacchi il paese, però mettendo sul piatto l’azione di governo, la capacità di aggredire la spesa pubblica dove più fa male. Offra ancora una visione, se ne è capace. E intanto si misurino gli eredi, se hanno idee e benzina.
di Giuseppe Cruciani, giornalista
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